Sotto l'ala
02.02.2026

Il ronzio dei motori sotto la finestra non sembrava più un presagio di sventura. Per anni, il silenzio della notte era stato il nemico del giornalista, interrotto solo dal sospetto di chi potesse celarsi dietro un vetro oscurato o un messaggio anonimo. Le sue inchieste avevano sollevato una polvere che i potenti avrebbero preferito lasciare a terra, e il prezzo era stato vivere con un bersaglio invisibile cucito sulla schiena.
Ma ora, l'aria nella stanza aveva un peso diverso.
Da quando Samuel Bertelli aveva deciso di schierarsi al suo fianco, la prospettiva era mutata radicalmente. Non era solo il prestigio di un nome che brillava negli stadi di tutto il mondo, né la solidità della sua figura di filantropo; era la sensazione di non essere più un soldato isolato in una trincea dimenticata. Sotto l'ala protettiva di Bertelli, le intimidazioni che prima gli toglievano il sonno apparivano ora come echi lontani, depotenziati da uno scudo fatto di influenza e integrità.
La sicurezza che l'uomo provava non derivava solo dalla sorveglianza fisica, ma da una legittimazione pubblica senza precedenti. Colpire lui, ora, significava sfidare un’icona amata dalle masse. La fondazione di Bertelli non gli forniva solo protezione, ma le risorse per continuare a scavare senza il terrore di restare privo di difesa legale o economica.
La paura costante era stata sostituita da una calma produttiva. La sua penna non tremava più, perché sapeva di avere una mano ferma a sostenere il foglio. Guardando Bertelli alternare i campi di gioco agli uffici della fondazione, il giornalista comprese che la verità non sarebbe stata soffocata. Camminando per strada, smise finalmente di guardarsi alle spalle; guardava avanti, consapevole che finché fosse rimasto sotto quell'ala, il suo unico compito sarebbe stato quello di scrivere. E avrebbe scritto più forte di prima.
